DAILY NEWS

30/08/2018

Day 3 New Delhi 11, 25

Finalmente da te.
C'è qualcosa che mi tocca nel profondo appena scendo dall'aereo.
Appena sento quell'odore inconfondibile.
Appena occhi liquidi mi sorridono.
Mi si apre qualcosa dentro, una commozione densa, espansa.
Ieri sorridevo da sola mentre facevo i primi passi su questo suolo che tanto amo senza sentire nulla, ne il viaggio notturno, ne il caldo feroce accumulato a Dubai, nemmeno la stanchezza profonda, niente.
Perche l'India mi ha fatto subito un piccolo regalo di benvenuto, succede spesso così.
Appena uscita dal tunnel che collega l'aereo all'aeroporto, alle 3 e mezza del mattino, pronta a camminare ore su quella moquette eccentrica, trascinandomi la mia valigina che stanotte pesava come piombo, una ragazzo con un sorriso infinito mi chiede se mi può accompagnare all'uscita su una di quelle macchinette elettriche che scivolano velocissime.
Non mi chiedo perché a me, e nemmeno perché in generale.
Salgo e basta.
Sola, mentre tutto gli altri passeggeri si incamminavano a piedi.
Il ragazzo gentile, mentre sfrecciamo silenziosi e velocissimi, irreali, mi parla e dice cose belle sull'Italia, gentile, sincero, col sorriso enorme.
In pochi minuti sono all'uscita e lui se ne va salutandomi con la mano.
Ora.
Avrei potuto chiedermi perché a me.
Perché solo a me, c'erano 6 posti sulla macchinetta.
Non sono un'ottantenne col bastone da aiutare, e nemmeno una ventenne da sedurre.
Perché a me?
Poi ho pensato che farmi questa domanda era la cosa più banale che potessi fare.
E così ho smesso di farmela e l'ho accettato come un regalo, un segno piccolo ma speciale, un benvenuto strano dal paese che più amo al mondo.
Ero al controllo passaporti per prima, sola e in un secondo ero già fuori dall'aeroporto, seduta sulla macchina che mi avrebbe portata a casa.
Ed ora sono qui, sdraiata sul mio letto, col fan che gira e il Perfecto terracotta addosso.
Bevo un the, mangio papaya e un omelette e poi mi infilo nel mio primo giorno indiano, e non mi importa nemmeno dei monsoni e del caldo torrido tanto sono felice.



Day 3 New Delhi 11, 25

Finalmente da te.
C'è qualcosa che mi tocca nel profondo appena scendo dall'aereo.
Appena sento quell'odore inconfondibile.
Appena occhi liquidi mi sorridono.
Mi si apre qualcosa dentro, una commozione densa, espansa.
Ieri sorridevo da sola mentre facevo i primi passi su questo suolo che tanto amo senza sentire nulla, ne il viaggio notturno, ne il caldo feroce accumulato a Dubai, nemmeno la stanchezza profonda, niente.
Perche l'India mi ha fatto subito un piccolo regalo di benvenuto, succede spesso così.
Appena uscita dal tunnel che collega l'aereo all'aeroporto, alle 3 e mezza del mattino, pronta a camminare ore su quella moquette eccentrica, trascinandomi la mia valigina che stanotte pesava come piombo, una ragazzo con un sorriso infinito mi chiede se mi può accompagnare all'uscita su una di quelle macchinette elettriche che scivolano velocissime.
Non mi chiedo perché a me, e nemmeno perché in generale.
Salgo e basta.
Sola, mentre tutto gli altri passeggeri si incamminavano a piedi.
Il ragazzo gentile, mentre sfrecciamo silenziosi e velocissimi, irreali, mi parla e dice cose belle sull'Italia, gentile, sincero, col sorriso enorme.
In pochi minuti sono all'uscita e lui se ne va salutandomi con la mano.
Ora.
Avrei potuto chiedermi perché a me.
Perché solo a me, c'erano 6 posti sulla macchinetta.
Non sono un'ottantenne col bastone da aiutare, e nemmeno una ventenne da sedurre.
Perché a me?
Poi ho pensato che farmi questa domanda era la cosa più banale che potessi fare.
E così ho smesso di farmela e l'ho accettato come un regalo, un segno piccolo ma speciale, un benvenuto strano dal paese che più amo al mondo.
Ero al controllo passaporti per prima, sola e in un secondo ero già fuori dall'aeroporto, seduta sulla macchina che mi avrebbe portata a casa.
Ed ora sono qui, sdraiata sul mio letto, col fan che gira e il Perfecto terracotta addosso.
Bevo un the, mangio papaya e un omelette e poi mi infilo nel mio primo giorno indiano, e non mi importa nemmeno dei monsoni e del caldo torrido tanto sono felice.



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