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Day 9 New Delhi, India 23,15 Sono tornata a casa. Perché India è casa, un’ora d’aereo e Kathmandu è già lontana, tra i monti. Sono qui nel mio luogo di pace, affaticata e serena. Con me tessuti speciali, non solo perché sono pashmine sottili come veli, ricami che sembrano arrivare da un altro secolo, sete pesanti e corpose create per gli abiti tibetani. Ma perché di ogni tessuto, mi ricordo un incontro. Il venditore abile e imprenditore che ha creato un business invidiabile e le sue storie incredibili, narrate, mentre compravamo ricami mozzafiato. Il seduttore abile e sincero che mostrando milioni di varianti di colori, ti seduce facendoti sentire l’unica donna sul pianeta, proprio mentre sedute per terra mangiavamo momo veg, ridendo come pazze. Ma anche il maestro dalla sapienza antica, innamorato delle tradizioni, che austero e colto raccontava per ore la differenza sottile tra le diverse qualità di pashmine. E poi l’empatico e dolce signore, seduto a gambe incrociate tra milioni di sete cinesi, talmente innamorato delle sue stoffe, da accarezzarle come si fa con una creatura preziosa. Ogni incontro un’emozione, ogni incontro borse stracolme di tessuti da perdere la testa, ogni incontro una storia impossibile da dimenticare. Non sono tutte rose e fiori eh. Per trovare le cose più belle, le stoffe più giuste, ci vogliono ore e ore di scelte, di analisi e dubbi, di sudore e polvere. Di stanchezze dense che si trascinano a notte tarda in albergo, di pesi infiniti da trasportare, di giornate senza fine. Ma non importa. Perché è così magico questo lavoro benedetto che mi sono inventata e costruita a mia immagine e somiglianza. Questo nomadismo estremo che mi fa volare fino in Nepal per cercare le pashmine più preziose e che mi fa tornare in India per cercare nuova bellezza. E così dal mio letto indiano, un attimo prima di dormire, immersa in una stanchezza senza fine, penso con amore alla bellissima Khatmandu e a questi miei giorni preziosi di poesia e lavoro, fatiche e batticuori. Ora c’è silenzio tutto attorno. Spengo la luce e scivolo nel giorno che verrà.



Day 9 New Delhi, India 23,15 Sono tornata a casa. Perché India è casa, un’ora d’aereo e Kathmandu è già lontana, tra i monti. Sono qui nel mio luogo di pace, affaticata e serena. Con me tessuti speciali, non solo perché sono pashmine sottili come veli, ricami che sembrano arrivare da un altro secolo, sete pesanti e corpose create per gli abiti tibetani. Ma perché di ogni tessuto, mi ricordo un incontro. Il venditore abile e imprenditore che ha creato un business invidiabile e le sue storie incredibili, narrate, mentre compravamo ricami mozzafiato. Il seduttore abile e sincero che mostrando milioni di varianti di colori, ti seduce facendoti sentire l’unica donna sul pianeta, proprio mentre sedute per terra mangiavamo momo veg, ridendo come pazze. Ma anche il maestro dalla sapienza antica, innamorato delle tradizioni, che austero e colto raccontava per ore la differenza sottile tra le diverse qualità di pashmine. E poi l’empatico e dolce signore, seduto a gambe incrociate tra milioni di sete cinesi, talmente innamorato delle sue stoffe, da accarezzarle come si fa con una creatura preziosa. Ogni incontro un’emozione, ogni incontro borse stracolme di tessuti da perdere la testa, ogni incontro una storia impossibile da dimenticare. Non sono tutte rose e fiori eh. Per trovare le cose più belle, le stoffe più giuste, ci vogliono ore e ore di scelte, di analisi e dubbi, di sudore e polvere. Di stanchezze dense che si trascinano a notte tarda in albergo, di pesi infiniti da trasportare, di giornate senza fine. Ma non importa. Perché è così magico questo lavoro benedetto che mi sono inventata e costruita a mia immagine e somiglianza. Questo nomadismo estremo che mi fa volare fino in Nepal per cercare le pashmine più preziose e che mi fa tornare in India per cercare nuova bellezza. E così dal mio letto indiano, un attimo prima di dormire, immersa in una stanchezza senza fine, penso con amore alla bellissima Khatmandu e a questi miei giorni preziosi di poesia e lavoro, fatiche e batticuori. Ora c’è silenzio tutto attorno. Spengo la luce e scivolo nel giorno che verrà.



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