DAILY NEWS

31/12/2017

Quello che ho in testa non è un cappello di paglia ma un sacchetto nero dell'immondizia.
(Notare il nastrino di plastica sulla sinistra)
è successo in Francia, a Bordeaux, qualche mese fa, che all'uscita dal ristorante venisse giù il mondo, un temporale di tuoni e fulmini e acqua a scrosci violenti come secchiate.
Improvviso, inaspettato e potentissimo.
E tornare a casa a piedi in quel centro piccolo e pedonale quasi impossibile.
Ma lui è stato un aiuto.
Certo, non la soluzione definitiva, non l'ombrello protettivo o il taxi caldo, ma una piccola salvezza si.
E sopratutto tra il scegliere se infilarmelo brutalmente in testa o dargli una forma aggraziata, ho scelto la seconda opzione.
Perché d'accordo la pioggia, l'emergenza e la corsa con i sandali fradici nelle vie del centro, però tra banalità e bellezza mi va di scegliere sempre la seconda.
Un piccolo gesto di grazia per dare dignità ad un orribile sacchetto dell'immondizia da ristorante.
Per ricordarmi sempre che le soluzioni possono essere molteplici e spesso diverse dall'idea originale.
Anche sotto il diluvio universale.
Anzi.
Proprio sotto il diluvio universale, perché è troppo facile trovare la grazia negli oggetti e nelle situazioni già aggraziate.
Ecco.
Mi auguro e vi auguro un 2018 così.
Di inevitabili temporali, di possibili tempeste e pioggie battenti, ma anche di soluzioni immediate, fatte di scelte repentine ed ironia, di sguardi obliqui e prospettive diverse, di istinto e di fuoco, di diversità amate e viaggi dentro e fuori di se'.
E di corse a perdifiato sotto la pioggia, perché nonostante i piedi nel fango ed il freddo improvviso, irreversibile ed enorme il sorriso poi sempre esplode.



Quello che ho in testa non è un cappello di paglia ma un sacchetto nero dell'immondizia.
(Notare il nastrino di plastica sulla sinistra)
è successo in Francia, a Bordeaux, qualche mese fa, che all'uscita dal ristorante venisse giù il mondo, un temporale di tuoni e fulmini e acqua a scrosci violenti come secchiate.
Improvviso, inaspettato e potentissimo.
E tornare a casa a piedi in quel centro piccolo e pedonale quasi impossibile.
Ma lui è stato un aiuto.
Certo, non la soluzione definitiva, non l'ombrello protettivo o il taxi caldo, ma una piccola salvezza si.
E sopratutto tra il scegliere se infilarmelo brutalmente in testa o dargli una forma aggraziata, ho scelto la seconda opzione.
Perché d'accordo la pioggia, l'emergenza e la corsa con i sandali fradici nelle vie del centro, però tra banalità e bellezza mi va di scegliere sempre la seconda.
Un piccolo gesto di grazia per dare dignità ad un orribile sacchetto dell'immondizia da ristorante.
Per ricordarmi sempre che le soluzioni possono essere molteplici e spesso diverse dall'idea originale.
Anche sotto il diluvio universale.
Anzi.
Proprio sotto il diluvio universale, perché è troppo facile trovare la grazia negli oggetti e nelle situazioni già aggraziate.
Ecco.
Mi auguro e vi auguro un 2018 così.
Di inevitabili temporali, di possibili tempeste e pioggie battenti, ma anche di soluzioni immediate, fatte di scelte repentine ed ironia, di sguardi obliqui e prospettive diverse, di istinto e di fuoco, di diversità amate e viaggi dentro e fuori di se'.
E di corse a perdifiato sotto la pioggia, perché nonostante i piedi nel fango ed il freddo improvviso, irreversibile ed enorme il sorriso poi sempre esplode.



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